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Antiossidanti ed effetti protettivi

Gli antiossidanti sono sostanze chimiche o fisiche che possono prevenire l’ossidazione delle molecole e la formazione dei radicali liberi, molecole altamente instabili che cercano di tornare all’equilibrio strappando all’atomo vicino l’elettrone necessario per pareggiare la propria carica. Questo meccanismo dà origine a nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che danneggia le cellule, gli antiossidanti inibiscono queste reazioni a catena facendo ossidare se stessi.

Possiamo trovare queste sostanze miracolose negli alimenti e quindi forniti dalla dieta, ma sono anche sintetizzate dal nostro corpo. Essi sono largamente usati some ingredienti negli integratori alimentari per mantenere il benessere fisico e prevenire malattie come cancro e cardiopatie croniche, hanno anche molti usi industriali come conservanti in cibi e cosmetici.

Gli antiossidanti possono essere usati nel trattamentodi varie forme di danni cerebrali, in quanto prevengono lo stress ossidativo nei neuroni, l’apoptosi cellulare e vari danni neurologici. Sono stati inoltre studiati come possibili trattamenti per malattie neurodegenerative quali malattie di Alzheimer, malattia di Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica, prevengono la degenerazione maculare, diminuzione delle difese immunitarie e neurodegenerazione. Inoltre riducono l’infiammazione dei tessuti e rallentano l’invecchiamento cellulare.

L’acido ascorbico o vitamina C è uno dei più potenti antiossidanti naturali, l’organismo umano non lo può sintetizzare quindi deve essere introdotto con la dieta. Esso possiede tanti effetti positivi sul nostro organismo quali:

  • Produzione degli anticorpi rafforzando la funzione dei fagociti aumentando la resistenza dell’organismo alle infezioni.
  • Entra nei processi di sintesi del collagene, dell’interferone, della carnitina e degli ormoni surrenali.
  • Entra nei processi di produzione dell’energia.
  • Possiede un azione antiallergica prevenendo l’accumulo di istamina.
  • Favorisce l’assorbimento del ferro e di altri minerali come zinco, calcio e magnesio.
  • Protegge dall’inquinamento da molte sostanze tossiche.

La vitamina C è ampiamente distribuita nel mondo vegetale anche se una riserva importante si trova nel fegato e nelle ghiandole surrenali.

Altri esempi di sostanze antiossidanti sono i polifenoli. Essi si dividono in 3 diverse classi: quella dei fenoli semplici, quella dei flavonoidi e quella dei tannini. Sono sostanze naturali che prevengono dell’ossidazione delle lipoproteine, hanno effetti salutari positivi a livello cardiovascolare, nelle malattie legate alla senescenza e nel contenimento della crescita tumorale, abbondano soprattutto nella frutta e verdura fresca, ma anche nel tè, nel vino, nel cacao e nei suoi derivati.

 

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Alimentazione e ipertensione arteriosa

L’ipertensione arteriosa è un disturbo della regolazione della pressione arteriosa che è causa di malattie vascolari del cervello, di cardiopatia ischemica, di insufficienza cardiaca, di nefropatia e di alterazione della retina. I fattori di rischio sono l’ereditarietà, l’obesità, lo stress cronico, assunzione eccessiva di alcol, la dislipidemia, il fumo e il diabete. La riduzione della pressione anormalmente elevata e la correzione dei fattori di rischio cardiovascolari si accompagnano alla riduzione della mortalità e della morbilità cardiovascolare.

La terapia dietetica consiste in:

  • Prevenzione e cura dell’eccesso di peso, il 45% degli obesi soffre di ipertensione rispetto al paziente normopeso dove la percentuale arriva al 15% solo.
  • Restrizione dell’apporto di sale. Negli ipertesi e nei soggetti a rischio ipertensione è sempre raccomandabile la riduzione dell’assunzione di sale e di cibi salati.
  • La dieta deve essere ricca di frutta e verdura, in particolare banane, arance, patate, yogurt, carciofi sono ricchi di potassio, che ha effetto antipertensivo.
  • Un sufficiente apporto di calcio con gli alimenti a basso contenuto di grassi quali ricotta, latte e yogurt magri.
  • Dieta povera di colesterolo, acidi grassi saturi e trans. Preferire le carni bianche e il pesce magro ad elevato contenuto di acidi grassi poli-insaturi.
  • Preferire cibi con IG medio-basso.
  • Limitazione delle bevande alcoliche.
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Alimentazione e diabete mellito

Il diabete è la sindrome cronica caratterizzata dall’incapacità di utilizzare normalmente il glucosio a causa del deficit di secrezione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas, o della riduzione dell’attività biologica dell’insulina, per cui il glucosio non penetra nelle cellule e si accumula nel sangue.

Lo scopo della terapia del diabete mellito è quello di ridurre la sintomatologia e soprattutto i rischi di complicazioni acute e croniche del diabete.

L’approccio terapeutico è globale, comprende gli interventi farmacologici e non farmacologici necessari per ottenere una glicemia entro i livelli normali e gli interventi necessari per prevenire e correggere i fattori di aggravamento frequentemente associati al diabete come le dislipidemie, l’ipertensione, la sedentarietà, l’obesità..

La terapia diabetica è fondamentale in tutti i diabetici ed è sufficiente per la cura di molti pazienti con diabete di tipo 2.

Il diabetico non necessita di un’alimentazione qualitativamente molto differente all’alimentazione “sana”, corrispondente in pratica alla dieta mediterranea.

La dieta dovrà, nei limiti del possibile, essere varia, gradevole, rispettosa delle preferenze del

paziente e adeguata agli orari ed alle modalità della sua attività lavorativa ed extra lavorativa.

La razione calorica giornaliera del paziente viene stabilita in base al suo fabbisogno calorico, con l’obiettivo di raggiungere e mantenere il peso ideale o almeno avvicinarsi stabilmente ad esso: dieta ipercalorica nei pazienti sottopeso e ipocalorica nei pazienti in sovrappeso. Determinata la razione calorica quotidiana del paziente, si stabilisce l’apporto dei nutrienti.

La percentuale delle calorie glicidiche è in media intorno al 55% del fabbisogno calorico

quotidiano. Sono da privilegiare i cibi glicidici a basso indice glicemico come la pasta, il riso, i legumi, mentre da limitare sono quelli ad alto IG come gelati e torte per evitare rapide variazioni post-prandiali della secrezione insulinica e della glicemia. Le razioni glicidiche dovranno essere distribuite nel corso della giornata, cioè non vanno concentrate in uno o due pasti.

Per quanto riguarda il numero dei pasti, nei diabetici di tipo 2 trattati con la sola dieta o con la dieta e con gli ipoglicemizzanti, bisogna evitare di concentrare calorie e glicidi in un unico pasto ed evitare lunghi intervalli di tempo tra i vari pasti, per cui la razione calorica giornaliera viene suddivisa preferibilmente in 3 pasti più 2 spuntini tra i tre pasti principali.

I diabetici trattati in modo non intensivo con l’insulina devono rispettare l’orario dei pasti e fare 5-6 pasti nel corso della giornata (3 pasti + 2-3 spuntini).

Nel diabete è utile l’assunzione di fibre vegetali solubili che diminuiscono l’assorbimento intestinale del glucosio, del colesterolo e dei Sali biliari e che consentono di portare al 55%-60% la quota glicidica e di ridurre la quota lipidica.

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